Saga della Serenella

Saga della serenella

“Serenella” è il nome colloquiale con cui, soprattutto nelle zone di campagna, veniva e viene chiamato il lillà.
Oltre a essere un fiore profumatissimo, il fatto di avere un nome familiare, che suona così dolce e affettuoso, l’ha sempre reso speciale ai miei occhi. Fin da bambina.
Sembra una pianta delicata e invece sa resistere alle difficoltà, anche da sola e senza cure.
Credo che la sua presenza renda bene, già di per sé, l’atmosfera delle storie che vi racconterò.

Ed eccoci qua. Dopo anni e anni di lavoro, di attesa, di giornate/nottate passate con questi personaggi che mi guardavano come per dire: “Allora, che si fa? Quando usciamo in mezzo alla gente?”, finalmente ci siamo.
Ora son pronta a presentarveli.

La Saga della Serenella è la saga di una famiglia – e degli amici che le ruotano attorno – dai primi del ’900 fino all’autunno del 1945; incentrata, in particolare, sulla seconda guerra mondiale e sulla lotta per la liberazione dal nazifascismo.
I protagonisti dei vari libri che si succederanno sono i membri di questa famiglia.
La Storia viene così affrontata da più punti di vista. Osservata da sguardi diversi.
L’ultimo romanzo, ambientato tra estate e autunno del 1945, ci mostrerà e ci racconterà le vicende, le evoluzioni di tutti i protagonisti e dei tanti coprotagonisti alla fine della guerra, in un periodo ancora di grande fermento. E tirerà le fila di tutta la saga, con un grande colpo di scena.

Tutti i libri, ad eccezione di uno, sono ambientati nel nord Italia, tra Emilia e Lombardia.

In ogni romanzo sono presenti anche i protagonisti degli altri romanzi, senza che questo, però, vincoli in alcun modo – per la comprensione della trama – alla lettura dell’intera saga.
I libri sono pensati per poter essere autonomi e completi anche individualmente.

L’ambientazione è storica; non si tratta, però, di romanzi prettamente storici perché le vicende personali, i percorsi interiori dei protagonisti sono sempre e comunque in primo piano. La Storia è sullo sfondo.

In questa saga io racconto “l’Italia degli ideali forti, l’Italia [per lo più] rurale, l’Italia dell’età del pane”, come la chiamava Pasolini. “Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita.”

Sono storie di narrativa popolare, con caratteristiche popolari.
Umanità, affetto, commozione, umorismo. Dramma e commedia. Si ride e si piange. Ci si affeziona ai personaggi. Si parla di famiglia, di comunità, di un Paese che risorge e lotta per riprendersi la libertà. Ricostruzione storica e drammi e gioie privati.

In una società come la nostra, a volte ci si sente sommersi dalle brutture e si avverte il bisogno di ascoltare storie di gente per bene, di sperare in un mondo così, di ricordarsi che lo si potrebbe avere. E ricordarsi di come si potrebbe essere felici con così poco…

È anche un modo per conoscere la Storia accompagnati da personaggi che ci diventano amici. Attraverso le loro vicende personali.

Il periodo storico in cui ho ambientato i miei romanzi è stato raccontato da molti meravigliosi scrittori (Fenoglio, Calvino, Meneghello, Rigoni Stern, Revelli, la Morante ecc.). Scrittori che, nella maggior parte dei casi, l’hanno vissuto in prima persona e quindi ne fanno un vero racconto storico, fortemente realistico, con la descrizione delle battaglie, delle asprezze, delle crudeltà.
Io misono ritagliata un piccolo spazio narrativo nuovo, mio. Nei romanzi si sente la mia voce. E si sente che non è la voce di una che c’era, ma di una che getta uno sguardo morbido e affettuoso su quel periodo. Per questo, anche i fatti più dolorosi sono raccontati con uno sguardo in un certo senso innocente.
Ho creato un mio universo scegliendo aspetti e prospettive che m’interessavano.
La Storia è reale. Ma il resto, spesso, è quello che molti di noi vorrebbero fosse reale. È un po’ una favola. Una realistica favola per adulti.
E poi la cifra del dialogo e dell’ellissi: sono elementi che io uso moltissimo e che mi allontanano dai mondi narrativi degli autori che ho citato. Così come la forte presenza dell’umorismo. E del surreale.

Perché ho scritto proprio queste storie?
Io sono cresciuta con un grande amore e interesse per tutto quello che riguarda la prima metà del Novecento (dalla Storia, alla musica, ai film, ai libri…). Ho ascoltato a occhi sgranati gli aneddoti di mia nonna, della mia prozia e dei miei genitori.
Così, con tutto questo amore dentro, è stato naturale, per me, voler raccontare storie ambientate in quel periodo.
Io credo nell’importanza della Memoria. Sapere da dove veniamo aiuta a capire chi siamo e cosa possiamo diventare; in bene o in male, a nostra scelta.
Da sempre mi sento in debito con tutte quelle persone che hanno fatto sì che oggi si possa essere liberi. Un’incredibile e variegata Italia.
Volevo ringraziarle.
Per questo ho scritto romanzi che si rivolgono sia agli adulti che ai ragazzi. Ragazzi che ormai conoscono sempre meno le due guerre mondiali che ci hanno devastato, la lotta di liberazione dal nazifascismo, la Resistenza, le leggi razziali. E cosa voleva dire essere giovani nella prima metà del Novecento – nelle difficoltà, sì, ma anche nella semplicità dei desideri.
Alla fine della lettura, dovrebbe restare addosso il senso delle cose importanti della vita. Questo è quello a cui tengo di più.

Quand’ero bambina, ancora prima di iniziare a leggere, ho iniziato a guardare in tv i film del neorealismo italiano (De Sica, Rossellini, Germi, De Santis, Visconti… E poi il neorealismo rosa con Risi, Comencini, Monicelli…). Mi sono innamorata subito di quel mondo e di quella gente. Mi sono rimasti dentro come nient’altro, poi, nel seguito della mia vita.
Quando ho iniziato a leggere, i primi libri sono stati quelli di Giovannino Guareschi. Lì ho ritrovato la stessa gente che già amavo, ma raccontata da angolazioni diverse. E mi sono innamorata per la seconda volta: del Mondo piccolo della Bassa e del suo umorismo.

Un consiglio semplice ma importante che mi è stato dato tanto tempo fa è: “Scrivi di quello che ami, di quello che conosci davvero. Mettici passione. Dedicagli del tempo.”
È quello che ho fatto.
E spero di non tradire mai lo spirito dei personaggi (… delle persone) di cui racconto.

Come dicevo all’inizio, la serenella è un fiore semplice.
La serenella è il mondo contadino, la famiglia, la primavera dell’anima. È per me il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e schietto.
Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.

[Tratto dal libro “Il pane sotto la neve”, Introduzione.]

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